Miss Otter
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Due longform sulle elezioni americane (e qualche extra)

Mancano ormai solo due settimane alle elezioni presidenziali americane, evento che tiene tutto il mondo con il fiato sospeso dato che, inevitabilmente, il risultato avrà ripercussioni politiche ed economiche sullo scacchiere globale. Ho ricevuto ieri sera una email da degli amici americani che si chiudeva con queste parole:

“To those of you who are fortunate enough not to have lived in this country for the past four years, we hope that you know that not everyone here is as insanely ignorant and dangerous as our present administration would have you believe.  We pray that this nightmare will end in a few weeks, and that we will soon start on our journey to a better future.”

Estendo a tutti l’augurio di un futuro migliore e segnalo un paio di longform molto belli, interessanti e utili per farsi un’idea sui contendenti, la posta in gioco e i possibili scenari del dopo-elezioni.

Il primo è un lungo profilo di Joe Biden pubblicato a fine estate da Evan Osnos, firma del New Yorker, vincitore del National Book Award for Nonfiction nel 2014 con il suo primo libro, resoconto dei suoi otto anni come corrispondente dalla Cina e ritratto di un paese in grande trasformazione. Il profilo è ricchissimo e documentatissimo (tant’è vero che i suoi contenuti sono stati riversati in un libro che uscirà, con un tempismo notevole e un ottimismo confortante, fra una decina di giorni) e permette di farsi un’idea del candidato che ha vinto (a sorpresa?) le primarie democratiche e a cui è toccato l’ingrato compito di sfidare Trump.

Il secondo longform è una lettura inquietante ma necessaria per comprendere cosa potrebbe succedere subito dopo le elezioni o nelle settimane e nei mesi a venire. Si tratta di un tema che in questi giorni, grazie anche al contributo che l’articolo ha dato alla discussione, è al centro del dibattito americano. Molto dipenderà dal risultato elettorale, ma c’è il rischio concreto che, se Trump non dovesse accettare la vittoria del suo avversario o se i numeri non decretassero da subito la vittoria netta e inequivocabile di uno dei due candidati, gli Stati Uniti rimarrebbero invischiati in una crisi costituzionale del tutto inedita e potenzialmente molto pericolosa per molti aspetti, compreso quello dell’ordine pubblico. L’articolo, che uscirà sul numero di novembre di *The Atlantic *ma è stato pubblicato in anticipo sul sito proprio per la sua stringente attualità, porta la firma di Barton Gellman, l’autore di Dark Mirror, il libro su Snowden e il datagate che ho recentemente recensito, e ne conferma semmai ce ne fosse bisogno il rigore e la lucidità di analisi. Su Medium è disponibile, grazie alla generosità di Sarah Tuggey, una traduzione di questo articolo a beneficio di chi non legge facilmente l’inglese.

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Bonus 1

Se quanto sopra non fosse sufficiente, tre giorni fa l’editorial board del *New York Times *ha preso una posizione più che netta, la trovate in questa pagina del sito ricca di argomenti e contenuti e con un impatto estetico, come sempre più spesso accade con il New York Times, impressionante.

Bonus 2

Il secondo bonus è l’ultimo episodio del Longform podcast in cui Evan Ratliff (autore di un libro strepitoso di cui ho intenzione di parlarvi prossimamente, fondatore di *The Atavist *e co-host del programma) fa una lunga e interessantissima intervista a Barton Gellman in cui Gellman racconta dei suoi esordi giornalistici, parla del lavoro su e con Snowden, della sua etica professionale e di questo recente articolo sulle elezioni, il suo primo per l’Atlantic. Due grandi giornalisti, un intervistatore intelligente e sensibile, una conversazione godibilissima.