Miss Otter
Miss Otter

Il premio Nobel per la pace – Maria Ressa, Dimitri Muratov e, sullo sfondo, Anna Politkovskaja

Parlando spesso, come è mia abitudine, di giornalismo, mi sembra giusto dedicare un post al premio Nobel per la pace che quest’anno è stato assegnato a due giornalisti, con questa motivazione: “per il loro impegno nella salvaguardia della libertà di espressione, condizione necessaria per la democrazia e per una pace durevole”. Il premio è stato assegnato a Maria Ressa e Dimitri Muratov in rappresentanza di “tutti i giornalisti che si battono per la libertà di espressione in un mondo in cui la democrazia e la libertà di stampa si confrontano con condizioni sempre più difficili”.

Di Maria Ressa segnalo prima di tutto il discorso di accettazione del premio, che potete ascoltare qui. Sottolineo e porto alla vostra attenzione un aspetto, forse non il più importante, del discorso di Maria: la posizione fortemente critica nei confronti delle piattaforme di social network, Facebook in testa, per l’uso spregiudicato che fanno dei nostri dati a fini commerciali, per i danni che hanno causato a giornali e giornalisti, sia sottraendo loro risorse economiche che contribuendo a offuscare la verità, e per il modo in cui danneggiano la società, alimentando le contrapposizioni, la rabbia e l’odio. Sarei tentata di darle torto, sposando la visione più ottimista secondo la quale i social network sono solo uno strumento (e uno specchio della realtà) i cui effetti dipendono come scegliamo di usarli, ma non sono del tutto convinta che le cose siano così semplici.

La seconda segnalazione a proposito di Maria Ressa riguarda una piccola perla che sono sicura vi farà sorridere. C’è una playlist nell’account youtube del Premio Nobel che si chiama Calling the 2021 laureates, è una raccolta di interviste telefoniche ai vincitori del premio. Ogni video è presentato da un riquadro che contiene il ritratto (disegnato da Niklas Elmehed, che lo fa dal 2012) e il nome della persona intervistata. Ebbene, gli intervistati sono tutti uomini e i riquadri sono tutti color granata ma ce n’è uno blu, contiene il disegno della faccia sorridente di Maria Ressa e non rimanda a un’intervista ma alla telefonata con cui Olav Njølstad, segretario del comitato norvegese del Nobel le ha anticipato, poco prima dell’annuncio pubblico, che le era stato assegnato il premio. Si ascolta qui.

Per conoscere meglio questa donna straordinaria, il suo lavoro e le difficili condizioni in cui lo svolge con enorme coraggio e per avere un’idea di quello che succede nelle Filippine di Duterte, vi consiglio poi di guardare We hold the line, il documentario del regista tedesco Marc Wiese, che avevo già avuto occasione di segnalare l’autunno scorso, quando l’ho visto in anteprima a Ferrara.

L’altra metà del premio Nobel per la pace di quest’anno è andata a Dimitri Muratov, che da 24 anni dirige il quotidiano russo indipendente Novaja Gazeta, occupandosi coraggiosamente di aspetti della società russa spesso censurati come la corruzione, la violenza della polizia, gli arresti e le detenzioni extragiudiziali e le frodi elettorali. Il prezzo pagato dal giornale in questi anni è pesante: continue molestie, intimidazioni, violenze e ben sei giornalisti uccisi: Igor Domnikov, Yuri Shchekotschikhin, Anastasija Baburova, Stas Markelov, Natasha Estemirova e Anna Politkovskaja. È questa la ragione per cui Muratov ha dichiarato che il premio, che per statuto non può essere postumo, non è stato assegnato tanto alla sua persona quanto ai colleghi che non ci sono più e a chi continua a lavorare per il giornale.

Approfitto dell’occasione, senza voler nulla togliere alla figura del direttore di Novaja Gazeta, di cui vi invito a leggere o ad ascoltare il discorso di accettazione del Nobel o una delle molte interviste rilasciate in questo periodo, per ricordare Anna Politkovskaja e segnalare un altro paio di documentari. Il primo si intitola Anna, seven years on the frontline, è di Masha Novikova e si può vedere integralmente qui. Ricordo che mi colpì profondamente quando ebbi la fortuna di vederlo nel contesto della rassegna Pagine nascoste al Festivaletteratura di Mantova nel 2008. Il secondo si intitola Letter To Anna: The Story of Journalist Politkovskaya’s Death, è di Eric Bergkraut ed è disponibile a noleggio su Vimeo.

Sono passati quindici anni dalla morte di Anna Politkovskaja. La sua bellezza, il suo coraggio e il suo rigore non verranno dimenticati facilmente e il Nobel per la pace di quest’anno senz’altro è anche un po’ suo.