Miss Otter
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Tre podcast marini e una carrellata di recupero

Non mi sembra possibile, è dalla scorsa estate che non segnalo un podcast! Il tempo è volato e io sono stata molto egoista. Per farmi perdonare vi faccio una veloce carrellata dei miei ascolti degli ultimi mesi e poi, visto che molti di voi saranno al mare sotto un ombrellone, situazione ideale per gli ascolti, vi propongo tre podcast a soggetto “marino”, tre podcast che, ognuno a modo suo, parlano di navi.

Partiamo subito con la carrellata di ciò che mi ha tenuto compagnia negli ultimi mesi. Scoprirete, immagino con piacere, che la maggior parte dei titoli sono in italiano e questo lo devo soprattutto a Chora Media, la podcast company italiana cofondata da Mario Calabresi, che fa la mia felicità perché produce molti podcast di giornalismo.

Cominciamo (bene) proprio dall’inizio, ovvero da La volpe scapigliata, il primo podcast di Mario Calabresi per Storytel (2020), dedicato alla figura del fotoreporter Andy Rocchelli, alla sua morte e alla vicenda giudiziaria che tenta di rendergli giustizia. A seguire, una discesa agli inferi, un lavoro che si è allargato a prendere un sacco di spazio, e un sacco del mio tempo: La città dei vivi di Nicola Lagioia (alias “La città della gioia”, come dicono tutti quelli che si distraggono nel presentarlo). Prima c’è stato il libro (Einaudi, 2020), poi il podcast (Chora, 2021) e a seguire lo spettacolo dal vivo (visto ad aprile a Perugia durante IJF22), ne è (quasi) sempre valsa la pena ma ora confesso di aver raggiunto una certa saturazione. Mi fa piacere segnalarvi poi l’unico podcast di questa rassegna nel quale Chora non c’entra nulla: *La gabbia dei matti* (Gabriele Cruciata, Storytel Original, 2022). È un viaggio nella storia della malattia mentale in Italia a partire dall’istituto di Santa Maria della Pietà a Roma e arricchito dai racconti di prima mano dei suoi “abitanti”. Forse parte un po’ lento ma merita davvero, Gabriele conduce questa inchiesta su una materia tanto complessa con una sensibilità molto bella e delicata. Restando a Roma ma cambiando del tutto argomento, vi segnalo *Un uomo chiamato Diabolik* (Giovanni Bianconi e Mauro Pescio – Chora, 2021) sulla storia e la figura controversa di Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, capo degli ultras laziali, assassinato il 7 agosto del 2019 con un colpo in testa mentre sedeva su una panchina in un parco di Roma. È una storia di cui non sapevo nulla, all’epoca il mio interesse non era andato oltre i titoli del telegiornale, il podcast è scritto molto bene e riesce a illuminare le tante sfaccettature del personaggio. Anche i comprimari non scherzano: fate caso al Francese, con il microfono nascosto nel tacco della scarpa. Merita una menzione anche *Romanzo quirinale* (Marco Damilano, Chora, 2021) che mi ha tenuto compagnia quest’inverno, in attesa dell’elezione (col senno di poi, rielezione) del presidente della Repubblica. Le doti di Damilano le conosciamo, la sua passione per gli equilibri della politica è palpabile mentre ci accompagna a scoprire i retroscena di alcune precedenti elezioni presidenziali. Sono delle vivaci lezioni su una parte di storia che nei miei libri di scuola non c’era, un gran bel modo di recuperare. Segnalo da ultimo, per un approfondimento geopolitico, il recentissimo *Taiwan: perché?* che oserei definire un “instant podcast” perché è strettamente legato all’attualità recente. Sono tre brevi puntate, scritte e narrate in queste settimane da Simone Pieranni sempre per Chora, ma non è detto che non seguano aggiornamenti, se la crisi di Taiwan dovesse aggravarsi.

Esaurita la lunghissima premessa, veniamo ai tre podcast che ho pensato di consigliarvi:

Il dito di Dio, voci dalla Concordia
Di Pablo Trincia
Produzione: Spotify Studios in collaborazione con Chora Media
9 episodi
Dicembre 2021 - gennaio 2022

Il 12 gennaio di quest’anno ricorreva il decennale del naufragio della Costa Concordia. La storia la conosciamo tutti, chi non è rimasto incollato davanti a un televisore col fiato sospeso per la sorte di quelle migliaia di poveretti? Chi non ricorda il “vada a bordo, cazzo!” di Gregorio de Falco? Ebbene, quale occasione migliore del decennale per ripercorrere la vicenda? E infatti sono stati confezionati molti prodotti, il migliore dei quali a mio parere è questo podcast: avvincente, ben realizzato, con testimonianze di prima mano, da ascoltare tutto d’un fiato per rivivere quei momenti assieme ad alcuni dei protagonisti. Pablo Trincia è bravo, non si può negare. Ce lo aveva già ampiamente dimostrato con Veleno. È bravo a scegliere le storie ed è bravo anche a raccontarle. C’è sempre però nei suoi lavori qualcosa che non mi va giù.

Leggevo in un’intervista queste sue parole:

“**«**Quando mi ha chiamato e mi ha detto “Raccontiamo la Costa Concordia”, io mi sono spaventato […] Il problema che ho sempre è di non avere mai abbastanza persone che parlano, invece in questo caso c’era un intero mondo su quella nave, 4000 persone. […] Nella documentazione c’era l’elenco delle persone che avevano riportato i traumi fisici e psicologici più pesanti e allora sono partito da lì. […] abbiamo iniziato a cercare e a rintracciare persone che da dieci anni non parlavano di questa storia.

Io questo approccio lo patisco sempre un po’. Come, in Veleno, non avevo apprezzato la scelta di andare a cercare il “bambino zero” a trent’anni di distanza, praticamente braccandolo per strada, anche qui mi sembra che si faccia un passo di troppo. Certo, questo racconto ti fa entrare nella storia e toccare con mano quello che è successo, quanto tempo è durato, come ha stravolto gli animi di chi, sulla nave incagliata e pericolosamente inclinata, c’è rimasto molto a lungo. Ma a che prezzo? È davvero necessario usare la mano pesante? Vale la pena di andare a mettere il dito nella piaga e risvegliare i ricordi di chi ha sofferto? Se ne poteva fare a meno e raccontare comunque una storia avvincente? Me lo domando e lo domando a voi.

La ballata dell’Andrea Doria
Di Davide Savelli - voce narrante di Luca Bizzarri
Produzione: Chora per Archivio Luce
6 episodi
Giugno 2022

È la storia di un altro disastro marittimo. Una storia che ricorda un Titanic in tono minore, per fortuna molto minore anche nel numero delle vittime. Come il Titanic, l’Andrea Doria era il fiore all’occhiello di una flotta, un orgoglio tutto italiano: varata nel 1952, era la nave ammiraglia della Società Italia di Navigazione e il simbolo della rinascita dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Molto apprezzata dal jet set internazionale, la nave percorreva la prestigiosa rotta Genova-New York. Era lussuosissima: aveva tre piscine, l’aria condizionata in tutti gli ambienti, molte opere d’arte preziose e un arredamento moderno (in gran parte poi razziato dal relitto) progettato dai maggiori designer dell’epoca, fra cui Gio Ponti.

Il podcast ci fa rivivere la storia del suo ultimo viaggio, durante il quale il transatlantico, partito da qualche ora da New York, in un tratto di mare molto trafficato e coperto da una nebbia fittissima, è stata speronata dalla Stockolm, una nave svedese che, con la sua prua rompighiaccio rinforzata, ha prodotto uno squarcio alto dodici metri per quasi tutta la lunghezza di una fiancata. I passeggeri sono stati tratti in salvo in parte dalla Stockolm, che era ancora in grado di navigare, e in parte dall’Ile de France, un transatlantico francese partito qualche ora prima dell’Andrea Doria che è tornato indietro per mettere a disposizione dei naufraghi le sue lance di salvataggio.

La vicenda è appassionante, la qualità sonora e la scrittura del podcast sono alte, Davide Savelli è un autore e regista di esperienza con alle spalle numerose produzioni audiovisive. Questo, se da un lato rende molto godibile la fruizione delle puntate, dall’altro perde un po’ di spontaneità, nel senso che sembra di ascoltare l’audio di un documentario alla tv e, contrariamente a ciò a cui molti podcast (del tipo che piace a me, perlomeno) ci hanno abituati, non c’è un autore in primo piano e non traspare nulla del lavoro di “costruzione” del podcast. L’effetto è ordinato, gradevole ma un po’ freddo. Nelle puntate si intervallano la voce narrante di Luca Bizzarri, che fa il suo lavoro egregiamente, le voci di qualche testimone e di alcuni esperti, ma il pregio principale sono naturalmente i fantastici materiali audio dell’epoca, recuperati dall’archivio Luce e montati con maestria.

The Last Voyage of the Pong Su
Di Richard Baker
10 episodi
Produzione: The Age e Sydney Morning Herald
Ottobre-dicembre 2019

La terza nave è protagonista di un podcast un po’ vecchiotto che mi è piaciuto e mi piace ancora moltissimo. Questo è in inglese e, vi avviso, molti dei protagonisti hanno un accento australiano non facilissimo da capire. Il podcast racconta la storia dell’ultimo, travagliato viaggio della Pong Su, una nave mercantile della Corea del Nord che nell’aprile del 2003 si è trovata a passare un po’ troppo vicino alle coste dello stato australiano di Victoria. Quel tratto di costa è noto per i naufragi, non ha approdi naturali ed è interessato da forti correnti; lungo di esso corre una magnifica strada litoranea e le poche persone che in quei giorni dalla strada scorsero la nave trovarono la sua presenza al largo molto strana.

La ragione di quella rotta insolita, si scoprirà più tardi, era mettere a segno una grossa operazione di traffico di droga, 150 chili di eroina purissima, il più grande sequestro eseguito fino ad allora dalle autorità australiane. Nella notte, un gommone con a bordo due persone si staccò dalla nave per raggiungere il punto della costa in cui era atteso da tre complici. Il mare però mantenne fede alla sua fama e un’onda enorme schiantò il gommone sugli scogli. Una parte del carico andò perduta, uno dei due uomini morì nello schianto e il secondo, rimasto solo in piena notte in un luogo sconosciuto e senza possibilità di ritornare sulla nave, si rifugiò nella boscaglia sulle alture dove venne ritrovato un paio di giorni dopo dalla polizia, già da tempo sulle tracce dei suoi complici a terra. Arrestati i trafficanti, le autorità australiane diedero il via a un inseguimento della nave durato quattro giorni e culminato in un rocambolesco arrembaggio da parte delle forze speciali. Il podcast, molto articolato, prosegue raccontando la vicenda umana (non va dimenticato che si tratta di nordcoreani) e legale di tutto l’equipaggio della nave, dal capitano all’ultimo dei marinai (tutti assolti dall’accusa di traffico di stupefacenti) e la storia della nave stessa, reclamata a gran voce dalla Corea del Nord, rimasta per anni ad arrugginire alla fonda nel porto di Sydney e infine spogliata di ogni sostanza inquinante, portata al largo delle coste australiane e distrutta con un bombardamento aereo.

Richard Baker, autore di questo podcast e di altri precedenti pluripremiati, deve averci lavorato per un sacco di tempo, ma d’altronde, lo dice lui stesso: quando ti ricapita una storia così pazzesca in un angolo altrimenti piuttosto sonnacchioso dell’Australia? L’enormità di questa vicenda si riflette in un altro aspetto entusiasmante del podcast: il ricchissimo corredo che lo accompagna sul sito del quotidiano australiano The Age. Biografie dei protagonisti, materiali extra, aggiornamenti, dietro le quinte, e una sezione video tutta da gustare dopo aver ascoltato il podcast: ci sono persino le immagini dell’abbordaggio della Pong Su da parte delle forze speciali australiane e le riprese degli interni della nave coreana e della sua strumentazione di bordo.